La Fionda

“Malapianta”: il libro che chiude i conti con cultura woke e femminismo

“Malapianta” è un termine che si adopera usualmente per indicare qualcosa, sia essa una persona o una situazione, di esecrabile o degno di biasimo. Un libro con questo titolo, dunque, promette di indicare al lettore un problema grande e profondo. Nel caso in questione, ossia il libro “Malapianta” degli autori Altaba, Della Vecchia, Ioppoli, Moggia, Nestola e Stasi, già il sottotitolo aiuta a capire un po’ di più: “Come e perché la guerra tra i sessi inquina la vita e le relazioni umane”. Ecco dunque la malapianta: c’è qualcosa di esecrabile e degno di biasimo che si è infiltrata tra uomini e donne di ogni età, devastando quella che dovrebbe essere la loro casa comune e inducendoli a non guardarsi più in volto e dialogare, ma a divergere verso direzioni opposte, entrambi ammutoliti, quando non addirittura ostili l’uno all’altro.

Questa malapianta può assumere diverse forme e essere nominata in vari modi, è un magma in continua trasformazione ed espansione e, trattandosi di un nemico da sconfiggere, gli autori intendono analizzarla da ogni lato. Ecco dunque che gli interventi dei vari autori si appoggiano alle loro rispettive specializzazioni, dalla politologia alla storia, passando per gli aspetti giuridici, sociali e filosofici. Con tutti gli strumenti a disposizione, dunque, il male che affligge da molto, troppo tempo la capacità relazionale di uomini e donne viene sottoposta a un’autopsia impietosa, che ne mette a nudo tutta la tentacolarità velenosa e le interiora intrise di Male.

malapianta copertina libro saggio
La copertina del libro “Malapianta”.

Su quel male germogliano le tante anomalie che nel nostro tempo affliggono non soltanto uomini e donne, ma la logica, il buon senso e le regole del vivere civile. Le si riscontrano nei tribunali, nei libri di storia, nelle conversazioni formali e informali, e in tendenze socio-culturali che vengono qui analizzate proprio nel momento in cui apparentemente imboccano, sulla scorta non tanto della presidenza Trump ma della spinta globale che ha soffiato sulle sue vele, la via di un comunque tardivo tramonto. “Malapianta”, in questo senso, può essere considerata come la prima grossa pietra messa sulla tomba delle follie “woke”, della “cancel culture” e di tutti gli altri memi correlati, a partire dal femminismo e passando per il genderismo.

Ma, è importante sottolinearlo, il libro è anche una prima pietra messa nelle fondamenta di una nuova casa comune. Non è un caso che il testo sia chiuso da un saggio  filosofico pieno di speranza, autore Rino Della Vecchia, decano della battaglia nazionale contro le disparità basate sul sesso. Che nel suo complesso “Malapianta” sia un libro chiave lo dimostrano due cose: anzitutto che nessuna casa editrice “ufficiale” abbia voluto pubblicarlo, costringendo gli autori allo strumento dell’autopubblicazione su Amazon (qui per la versione cartacea e qui per la versione e-book). I suoi contenuti sono troppo impietosi nello smontare totem di cartapesta sacralizzati per anni e nessun editore ha il fegato di guardare in faccia la realtà e darne una rappresentazione realistica. La seconda prova è che a notare la qualità del libro è stato uno dei più importanti intellettuali italiani oggi viventi, il giornalista Boni Castellane, che ha dedicato al saggio una profonda e illuminante prefazione. A tutti non resta che acquistare il libro, leggerlo, regalarlo e diffonderlo. I suoi autori, che in gran parte sono anche autori degli articoli di questo sito, attendono di incontrare tutti per ricominciare a cementare un futuro troppo a lungo messo in discussione.



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