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Quello che ci accingiamo a raccontare a puntate è la vicenda di una famiglia sventurata entrata in contatto con l’amministrazione della Giustizia. Una delle tante storie di ordinaria follia che caratterizzano il settore della volontaria giurisdizione. Nella maggior parte dei casi rimangono confinate nell’ambito della famiglia, della cerchia degli amici e del quartiere. Per vie traverse eravamo già a conoscenza di vicende raccapriccianti come quelle dei figli strappati indebitamente ai genitori e collocati in istituti. Sapevamo di uomini finiti in carcere con accuse false, infamanti e, in alcuni casi, indotti al suicidio. Conoscevamo già storie di magistrati collusi e corrotti, di consulenti e di avvocati opportunamente ammanicati nei tribunali, di amministratori di sostegno infedeli, e avevamo contezza dell’orripilante vicenda del prof. Carlo Gilardi. Ancora agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso le famiglie soggette a pressioni e smembramenti erano quelle “proletarie”. C’erano ancora genitori che si rivolgevano a persone influenti (tra cui parroci, dame di carità, prelati e sindacalisti) per ottenere assistenza, identificata all’epoca con il ricovero dei figli in qualche collegio.
Con la riforma del diritto di famiglia il legislatore ha dato molto spazio alla magistratura, la quale ha cominciato a “mettere sotto tutela” anche la famiglia “borghese”. Nelle famiglie attuali, a seconda dei casi, trovano collocazione diversi specialisti. C’è lo psicologo, c’è la badante, c’è la sua sostituta per le ferie ed i permessi della titolare, c’è il notaio, c’è l’avvocato, c’è l’assistente sociale, c’è la comunità per bambini, c’è l’ospizio, c’è il giudice. Insomma, attraverso le fragilità della famiglia, per molti “addetti” nascono buone opportunità di fare affari, purché vengano eliminati dalle possibilità di incidere su scelte determinanti i familiari coinvolti nell’amministrazione del nucleo “osservato”. Le prestazioni assistenziali nel 2017 hanno prodotto una spesa di 23 miliardi. Si capisce che l’anziano curato ed assistito in casa da un figlio non movimenta soldi per avvocati, amministratori, servizi sociali e RSA. Secondo una ricerca di Pio De Gregorio, economista responsabile degli Industry Trends di Ubi Banca, nel 2035 gli anziani non autosufficienti in Italia saranno circa 560.000, la domanda di posti letto nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) crescerà tra le 206.000 e le 340.000 unità, che richiederanno un investimento complessivo tra i 14,4 e i 23,8 miliardi. Qui non si parla più di rubacchiare 1000 euro di qua o 3000 euro di là, di lucrare sulla vendita di un appartamento in un caso, di un terreno in un altro, di far sparire orologi e gioielli da una casa, quadri ed argenteria da un’altra, di gonfiare i costi di transazioni fatte per conto dell’amministrato.
Una storia vera, per conoscere da vicino uno scenario da incubo.
Date le prospettive illustrate dall’economista, lo smembramento della famiglia, con qualunque pretesto, diventa dunque una “missione”. Ancor prima della pubblicazione del libro “Il Sistema”, di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, i sondaggi davano in crollo verticale la fiducia degli italiani nei confronti della magistratura. Il libro ci ha fornito una chiave di lettura esaustiva sui perché di molte storie giudiziarie che prima apparivano inspiegabili, inclusa quella che vi stiamo per raccontare, che non ha, va detto, una parentela diretta con i temi tipicamente trattati da queste pagine, ovvero le relazioni di genere, l’inquinamento femminista o queer, la battaglia per una nuova alleanza tra uomini e donne. Tuttavia è rilevante perché molte delle vicende analizzate su “La Fionda” hanno il loro passaggio dirimente nei tribunali. La storia che racconteremo a partire da oggi, e che è una storia vera, vuole essere uno spaccato dello scenario dove uomini e donne spesso finiscono per confrontarsi. L’obiettivo è che tutti, conosciuta questa vicenda, imparino a tenersi quanto più lontani possibile proprio da quello scenario.
Qui comincia la storia che vogliamo raccontare. Potrebbe dunque accadere che, attraverso un postamat, riscuotete mensilmente la pensione della vostra madre anziana e gliela consegnate a casa. Un giorno vostra madre potrebbe essere avvicinata da qualcuno che le offre la sua compagnia e il suo aiuto. Vostra madre è una persona malfidata e non proprio nel pieno delle sue facoltà. Non firma nessuna carta. Il postamat raggiunge il numero delle operazioni consentite e non permette altri prelievi. Per un po’ le fornite voi stessi i soldi. Intanto in casa cominciano a sparire oggetti di valore. Il postamat continua a non funzionare, le pensioni si accumulano non riscosse e vostra madre si comporta in maniera inusuale. Vi accusa di rubare le sue cose, trovate la serratura di casa cambiata perché dice che ha paura di essere uccisa da voi, a volte la trovate barricata senza spiegazioni. Vi verrà naturale segnalare i vostri sospetti (ci sarà qualcuno che la raggira? Ci sarà qualcuno che la sta derubando?). Dunque andrete alla polizia e vi rivolgerete al giudice tutelare per poterla amministrare. A quel punto ci saranno molte probabilità che finiate in un incubo, come racconteremo nelle prossime puntate.