La Fionda

Le “grooming gang” e le colpe del femminismo

Per oltre due decenni l’esistenza delle “grooming gang” del Regno Unito è stata ampiamente nota. Queste gang, composte da uomini pakistani, hanno fatto preda di decine di migliaia di giovani ragazze britanniche per umiliarle, abusare e violentarle. Una bambina di 11 anni è stata portata via dalla casa di famiglia per fare sesso con 10 uomini, violentata con oggetti e poi marchiata con le iniziali del suo aggressore vicino all’ano. L’esistenza indisturbata delle bande di adescatori è stata descritta come «una delle atrocità più vili e tiranniche mai inflitte da un governo democraticamente eletto ai propri cittadini nel Regno Unito».

Inspiegabilmente, le femministe sono rimaste a bocca cucita sugli attacchi e le attività di queste gang. La giornalista Joanna Williams ha sottolineato come persino il Women’s Equality Party è rimasto in silenzio sull’orrore, concludendo che «il fallimento delle femministe #MeToo nell’affrontare il problema delle gang di adescamento è vergognoso». In un’analisi molto convincente, la commentatrice canadese Janice Fiamengo spiega il vero motivo per cui le femministe britanniche si sono rifiutate di intervenire in favore delle ragazze abusate. Nonostante le affermazioni di lavorare per “l’uguaglianza di genere” e “l’uguaglianza dei diritti per le donne”, secondo Fiamengo il vero programma femminista è «il rovesciamento delle norme e delle strutture tradizionali». In definitiva, il femminismo è «in guerra contro l’ordine civile stesso».

Ella Cockbain
La femminista Ella Cockbain.

Il programma sovversivo femminista.

Una di queste femministe è Ella Cockbain, professoressa associata presso lo University College di Londra, che ha cercato di trarre in inganno il pubblico britannico sul problema. Scrivendo sul The Guardian, la Cockbain ha affermato: «Questa narrazione sulla protezione delle ragazze (bianche) dagli uomini di origine pakistana è molto pericolosa, perché lo scandalo sulle gang devia l’attenzione dai criminali che non corrispondono agli stereotipi». I “criminali” a cui la Cockbain si riferisce sono il solito capro espiatorio femminista: gli uomini bianchi ed etero. Queste sono le meraviglie pensate e i concetti sopraffini prodotti dal femminismo “intersezionale”, quello più folle e forse proprio per questo più di moda. E sono cose che capitano ampiamente anche da noi: non un fiato quando il “femminicida” è uno straniero o quando i dati mostrano l’evidente maggiore propensione degli immigrati verso lo stupro. Se non è “bianco ed etero”, non è colpevole, qui da noi come in UK nel caso delle “grooming gang”.

Sottolineando proprio il punto relativo allo strabismo razziale delle femministe, Fiamengo rivela: «ancora una volta il femminismo non riguarda, in ultima analisi, la protezione di ragazze e donne dalla violenza e dalla degradazione sessuale. Riguarda una visione di giustizia sociale in cui i (cosiddetti) gruppi oppressori come i bianchi saranno ridotti all’obbedienza. Non è quindi esagerato affermare che il femminismo anti-bianco e politicamente corretto esposto nell’articolo di Ella Cockbain abbia sostenuto, e forse persino garantito, le spaventose attività delle gang di adescamento in Gran Bretagna e in altri paesi europei». Noi lo diciamo da un pezzo e non resta che chiedersi quanto tempo ci vorrà prima che i leader politici del Regno Unito, dell’Europa e del resto del mondo, Italia inclusa, si decidano a prendere le più nette distanze dal programma sovversivo del movimento femminista globale.



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